Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Addio a Papa Francesco, il Papa che veniva dalla fine del mondo

È tornato alla Casa del Padre alle 7.35 di questa mattina, Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio. Si è spento nella sua amata Casa Santa Marta, dove aveva scelto di vivere tra la gente, lontano dai fasti del Palazzo Apostolico. Aveva 88 anni.

Una notizia che ci ha lasciati tutti con un nodo alla gola, anche quelli che magari con la Chiesa avevano poca dimestichezza, ma che in quel Papa venuto dall’Argentina avevano visto un’anima buona, un uomo vero.

Primo Papa gesuita, primo latinoamericano, primo che si è chiamato Francesco. E già solo questo dice tutto. Perché in dodici anni di pontificato ha rivoluzionato i modi, ma senza mai alzare la voce. Ha parlato con gli occhi, con le mani, con la semplicità di chi ha scelto i poveri come fratelli. Ha camminato tra i dimenticati, ha spalancato le braccia ai migranti, ha abbracciato i bambini, ha chiesto perdono agli abusati.

Non tutti lo hanno amato, questo è vero. Ma nessuno potrà negargli di averci provato, fino alla fine, a cambiare la Chiesa senza svenderla.

Negli ultimi mesi, era malato. Una polmonite bilaterale lo aveva costretto a lunghe degenze al Gemelli. Ma non aveva mai rinunciato ai suoi gesti. Anche l’ultima Pasqua, affacciato per la benedizione Urbi et Orbi, aveva voluto esserci, pur stanco, pur provato.

E ora, mentre il camerlengo Kevin Farrell annunciava la sua morte con la voce rotta, già il popolo si stringe in preghiera. Il suo corpo sarà esposto da mercoledì a San Pietro, poi sarà sepolto – come da lui richiesto – a Santa Maria Maggiore. Una scelta che è già un testamento spirituale.

Intanto, la Rai ha scelto di ricordarlo con un documentario toccante: “Il nostro Papa”, diretto da Marco Spagnoli e Tiziana Lupi, in onda questa sera, lunedì 21 aprile, su Rai 3 alle 20.40. Un racconto intimo e pubblico insieme, fatto di immagini d’archivio, memorie, interviste e luoghi del cuore, dalla Buenos Aires dell’infanzia al soglio pontificio. Con la voce narrante del giornalista Massimo Minella, il docufilm ripercorre il cammino di un uomo che non ha mai smesso di essere “padre”, prima ancora che “Papa”.

E allora, ciao Francesco.
Grazie per averci ricordato, ogni giorno, che la Chiesa può essere povera e felice.
E che Dio, forse, somiglia un po’ a te.

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